Le avventure della materia (e della forma): Glauco Gresleri e l’eclettico nel Moderno

Marco Ferrari

Abstract


Il piccolo e isolato paese di Vajont è un luogo di particolare importanza per comprendere la complessa dimensione culturale e poetica del lavoro di Glauco Gresleri. Per chi visiti il cimitero con la cappella e la chiesa con le opere parrocchiali risulta impossibile immaginare come i due edifici – entrambi realizzati assieme al collega Silvano Varnier – appartengano in realtà allo stesso autore. È evidente che le radicali differenze dei contesti – il paesaggio aperto e aspro in un caso, la rigidità della griglia urbana dall’altro – hanno avuto un ruolo decisivo nel determinarne i diversi caratteri: organico e materico il primo, geometrico e quasi astratto il secondo. Tuttavia è altrettanto evidente che non può essere solo questo. Quella che Gresleri mette in scena, in due opere sostanzialmente coeve, è, dal punto di vista linguistico, una vera e propria opposizione programmatica e, in fondo, una disincantata dichiarazione di eclettismo. Quest’ultimo, più dei molti altri che è possibile riscontrare nel Secondo dopoguerra, soprattutto in Italia, nasce dalla realtà della costruzione e, in particolare, dal confronto con le resistenze, fisiche e concettuali, della materia. Un atteggiamento composito, multiforme e versatile che ancora fa interrogare e pone problemi di grande rilevanza critica, utili per articolare ulteriormente le tante, possibili, storie del Moderno, in Italia e non solo.


Parole chiave


Gresleri, Vajont, eclettismo, costruzione, materialità dell’architettura

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DOI: 10.6092/issn.2036-1602/8870

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